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Estratto: …quando l’aria era già più fresca, si partì. Lungo tutta la strada, che da Tricesimo conduce a Nimis, il movimento era grandissimo: calessi signorili e carrette da nolo, molti phaetons tirati da bellissimi cavalli e grandi carri da lavoro, ne’ quali su certi sedili, improvvisati con sacchi di paglia o pezzi di tavole, si pigiavano intere comitive di contadini. E lungo tutto il percorso, da ciascuno de’ piccoli borghi che fiancheggiano la strada e fuor dalle scorciatoie tagliate ne’ prati o tra i cespugli delle colline, un continuo sorvenire di paesani vestiti a festa: le donne col mazzo di fiori al petto, gli uomini col cappello di panno a larga falda, piegato alla sgherra sull’orecchio. Allorchè la carrozza dei Sant’Angelo giunse sul prato di Nimis ove ha luogo la festa, questa era già in pieno fervore, e tale la ressa de’ ruotabili e della gente che arrivava, che il professore dovette mettere a passo i cavalli ed aspettare un bel pezzo prima di poter trovare un posticino ove li potesse lasciare alla custodia di Agnul. –Guarda!–disse il professore a Loreta.–Il conte è già qui! Ed infatti il Polverari, che addossato ad un albero pareva assistere con molto diletto alla sfilata degli arrivanti lungo lo stradone, appena la carrozza dei Sant’Angelo si fu arrestata, mosse loro incontro salutando. Il professore, sceso per il primo, ricambiò il saluto affettuosamente, poi il conte con molto garbo porse la mano alla signora per esserle d’aiuto. –Bravissimo, signor conte!–esclamò Mattia con quel tono di giovialità che gli era ormai abituale.–Ella è stato davvero più bravo di noi! –Non vuole? L’attrattiva era per me così grande che ho antecipato un pochino. Ora però, quasi quasi cominciavo a dubitare della loro venuta. –Dubitare a malgrado della nostra formale promessa!? Senti, Loreta, che dice il signor conte? E non ti sembra che noi dobbiamo protestare? –Infatti.–ella disse con un certo sforzo assecondando lo scherzo di suo marito….

